Il sonno polifasico e la storia del riposo segmentato

Definition
Le evidenze della letteratura scientifica sui programmi di riposo frazionato e i dati storici sul sonno in due fasi.
Il sonno polifasico indica una modalità di riposo organizzata in più momenti distinti nell'arco della giornata. Una revisione del 2025 usa il termine sonno bifasico per il sonno diviso in due periodi nell'arco delle 24 ore, e sonno monofasico per un singolo blocco notturno ininterrotto [8]. La stessa pubblicazione propone un'ipotesi e un quadro di riferimento destinati a stimolare nuove ricerche sui regimi bifasici [8]. Al tempo stesso, il rapporto di un panel di consenso del 2021 ha definito il sonno polifasico come la distribuzione di molteplici brevi episodi di sonno nell'arco delle 24 ore, piuttosto che un episodio principale e forse uno secondario, un pisolino, ogni giorno [1]. Lo stesso documento ha precisato che la prevalenza del sonno polifasico nella popolazione generale rimane sconosciuta [1].
I modelli contemporanei e le valutazioni scientifiche
La diffusione di orari alternativi sul web ha spinto i ricercatori a esaminare i dati disponibili. Per redigere il proprio rapporto, il gruppo di lavoro ha vagliato 40.672 pubblicazioni potenzialmente rilevanti, esaminato 2.023 testi integrali e selezionato 22 articoli pertinenti, escludendo dal proprio perimetro le abitudini basate su pisolini tradizionali o sulla classica siesta pomeridiana [1]. L'analisi non ha individuato prove a supporto di benefici derivanti dall'adozione di schemi di sonno polifasico [1]. Il parere di consenso raggiunto dagli esperti ha evidenziato che tali regimi, insieme alla carenza di riposo che ne fa parte integrante, risultano associati a una serie di conseguenze sfavorevoli sulla salute fisica, sul benessere psicologico e sul rendimento cognitivo [1].
Le risposte misurate sui programmi a intervalli regolari
Le indagini dirette sulle formule più severe hanno riscontrato notevoli difficoltà pratiche. In uno studio prospettico, dieci volontari giovani e sani sono stati sottoposti a un regime che prevedeva una sola opportunità di riposo di 20 minuti al termine di ogni intervallo di 4 ore, per un totale di sei episodi di sonno nelle 24 ore [2]. Questo programma consentiva un accumulo complessivo di circa 2 ore di sonno giornaliere [2]. Nove dei dieci partecipanti hanno abbandonato la sperimentazione nel corso del primo mese, mentre l'unico partecipante rimasto, un uomo di 25 anni, è riuscito a mantenere lo schema per cinque delle otto settimane programmate [2].

I rilievi endocrini ottenuti in quella ricerca derivano esclusivamente da quest'unico partecipante che ha proseguito l'esperimento, confrontando i suoi valori con le misurazioni registrate durante una fase di normale sonno monofasico, senza applicare un test statistico [2]. Nel suo sangue il rilascio di cortisolo e melatonina è apparso inalterato, mentre la secrezione dell'ormone della crescita ha mostrato una riduzione superiore al 95% [2]. Gli autori hanno segnalato che nessuno dei partecipanti è stato in grado di tollerare il periodo stabilito di otto settimane, pur possedendo una motivazione di livello eccezionale [2].
La tesi storica sul primo e secondo sonno
Accanto ai programmi contemporanei, il dibattito include la ricostruzione delle consuetudini del passato. Lo storico A. Roger Ekirch, autore di contributi sulla prevalenza del sonno segmentato nell'Europa preindustriale, ha illustrato questa suddivisione in una lettera del 2016 come una pratica comune in tutta l'Europa preindustriale nel corso dell'anno intero e non limitata ai soli mesi invernali [3]. Ekirch ha sostenuto che per le persone dell'epoca svegliarsi poco prima della mezzanotte o più avanti nella notte fosse percepito come del tutto naturale [3]. Secondo le sue analisi, la maggiore durata della luce estiva posticipava l'orario di riposo e il primo risveglio al massimo di un'ora [3].
Nel medesimo testo Ekirch ha menzionato testimonianze di un primo e secondo sonno al di fuori del contesto europeo, richiamando un'indagine sul campo pubblicata nel 1953 in cui si riferiva che i Tiv, agricoltori della Nigeria centrale, utilizzavano le espressioni primo sonno e secondo sonno come intervalli orari tradizionali [3]. Lo storico ha spiegato la transizione verso il riposo notturno consolidato nelle società occidentali industrializzate con l'introduzione dell'illuminazione artificiale e i mutamenti culturali avvenuti con la Rivoluzione Industriale, specificando comunque di non voler sostenere che il sonno segmentato fosse il modello predominante tra tutte le popolazioni preindustriali non occidentali [3].
Le osservazioni sul campo e i dati sperimentali
Le ricerche condotte in comunità prive di elettricità offrono un quadro articolato. Uno studio del 2015 condotto su tre distinte società preindustriali ha documentato periodi a letto compresi in media tra 6,9 e 8,5 ore, con durate effettive di sonno tra 5,7 e 7,1 ore [4]. In questi gruppi il sonno non appariva frammentato da lunghe veglie intermedie, e i pisolini diurni sono stati registrati in meno del 7% delle giornate invernali e in meno del 22% delle giornate estive [4].
Riscontri differenti emergono da altre aree rurali. Un'indagine del 2017 condotta tramite actigrafia su 21 individui in un villaggio agricolo del Madagascar privo di rete elettrica, monitorati per un totale di 292 giorni, ha registrato una media di 6,5 ore di sonno per notte e la presenza di pisolini nell'89% dei giorni osservati [5]. Nel 49% delle notti è stato rilevato un picco di attività motoria dopo la mezzanotte, elemento che i ricercatori hanno valutato come compatibile con il sonno segmentato [5].
Sul versante di laboratorio, un lavoro del 1992 ha esaminato cosa accade modificando l'esposizione alla luce. Quando i partecipanti sono passati da un fotoperiodo quotidiano di 16 ore di luce a uno di 10 ore, i loro episodi di riposo si sono allungati e si sono solitamente divisi in due blocchi distinti di parecchie ore, separati da un intervallo di veglia compreso tra 1 e 3 ore [6]. In parallelo, anche la durata della secrezione notturna di melatonina si è estesa [6].
Le interpretazioni storiografiche restano tuttavia aperte. Un articolo del 2023 pubblicato su una testata di storia della medicina ha riesaminato le fonti scientifiche, antropologiche e letterarie della prima età moderna poste alla base della teoria del sonno segmentato [7]. L'autore ha osservato che le cronache giornalistiche hanno talvolta presentato il riposo in due fasi come un modello potenzialmente più spontaneo e salutare rispetto al blocco unico, chiedendosi se i dati non possano invece riflettere modelli di sonno non segmentati nell'Europa moderna, pur ammettendo che ogni ricostruzione di quel periodo resta parziale e incerta [7]. Questo articolo descrive la documentazione storica e ciò che gli studi citati hanno misurato. Non raccomanda alcun programma di sonno.
Domande frequenti
8 domandeCosa si intende con il termine sonno polifasico
In cosa differisce il sonno bifasico da quello polifasico
Cosa ha rilevato la revisione del 2021 sui regimi polifasici
Quante persone hanno completato lo studio sul programma da sei riposi al giorno
Cosa hanno mostrato i dati ormonali del partecipante rimasto nello studio
Cosa sostiene la tesi storica di Ekirch sul sonno diviso
Cosa hanno registrato le osservazioni in tre societa preindustriali nel 2015
Cosa accade al riposo quando la luce giornaliera viene ridotta a 10 ore
Informazioni su questo articolo
Luke Sholl scrive di cannabinoidi, CBD e dei benefici della natura in senso più ampio dal 2011. Il suo percorso comprende esperienza diretta nella coltivazione della cannabis lungo l'intero ciclo, dal seme al raccolto, i
Questo articolo wiki è stato redatto con l’assistenza dell’IA e revisionato da Luke Sholl, Autore specializzato in CBD e benessere. Supervisione editoriale di Joshua Askew.
Avviso medico. Questi contenuti hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono un parere medico. Consulta un operatore sanitario qualificato prima di utilizzare qualsiasi sostanza.
Bibliografia (8)
- [1]Weaver MD, Sletten TL, Foster RG, et al. Adverse impact of polyphasic sleep patterns in humans: Report of the National Sleep Foundation sleep timing and variability consensus panel. Sleep Health 2021;7(3):293-302. doi:10.1016/j.sleh.2021.02.009, PMID 33795195 Source
- [2]Rosenblum Y, Weber FD, Rak M, et al. Sustained polyphasic sleep restriction abolishes human growth hormone release. Sleep 2024;47(2):zsad321. doi:10.1093/sleep/zsad321, PMID 38124288 Source
- [3]Ekirch AR. Segmented Sleep in Preindustrial Societies. Sleep 2016;39(3):715-716. doi:10.5665/sleep.5558, PMID 26888454, PMC4763365 Source
- [4]Yetish G, Kaplan H, Gurven M, et al. Natural Sleep and Its Seasonal Variations in Three Pre-industrial Societies. Current Biology 2015;25(21):2862-2868. doi:10.1016/j.cub.2015.09.046, PMID 26480842 Source
- [5]Samson DR, Manus MB, Krystal AD, Fakir E, Yu JJ, Nunn CL. Segmented sleep in a nonelectric, small-scale agricultural society in Madagascar. American Journal of Human Biology 2017;29(4):e22979. doi:10.1002/ajhb.22979, PMID 28181718 Source
- [6]Wehr TA. In short photoperiods, human sleep is biphasic. Journal of Sleep Research 1992;1(2):103-107. doi:10.1111/j.1365-2869.1992.tb00019.x, PMID 10607034 Source
- [7]Boyce N. Have we lost sleep? A reconsideration of segmented sleep in early modern England. Medical History 2023;67(2):91-108. doi:10.1017/mdh.2023.14, PMID 37525459 Source
- [8]Sena-Ribeiros J, Reis C. Biphasic sleep and human health: A theoretical paradigm for personalized sleep. Sleep Medicine 2025;134:106743. doi:10.1016/j.sleep.2025.106743, PMID 40825260 Source
Articoli correlati

Caratteristiche del rumore rosa e riscontri delle ricerche sul sonno
I nomi dei colori del suono definiscono la distribuzione della potenza tra le frequenze. Le sperimentazioni sul sonno forniscono misurazioni eterogenee tra rumore continuo, stimoli a impulsi e mascheramento acustico.

Cosa rappresenta il sonno leggero e come interpretare i dati
Il sonno leggero corrisponde alle fasi N1 e N2 della polisonnografia. Molti dispositivi lo mostrano come fase principale, ma le misurazioni presentano margini di errore.

A cosa serve dormire secondo le prove scientifiche
Capire a cosa serve dormire significa analizzare modelli sperimentali distinti, dai consumi metabolici in camera calorimetrica ai ritmi cerebrali misurati nell'uomo.

Origine e verifiche sul metodo militare per dormire
Una rassegna storica e scientifica sul metodo militare per dormire, dalle origini editoriali del 1981 fino alle verifiche sperimentali disponibili.

Debito di sonno e dinamiche del recupero
Il debito di sonno descrive la differenza accumulata tra il riposo necessario e quello ottenuto. Gli studi dimostrano che il ripristino delle funzioni cognitive richiede spesso piu notti.
Cosa rileva davvero il monitoraggio sonno
Le ricerche di laboratorio chiariscono che i sensori da polso e da letto rilevano bene il riposo notturno, mentre la suddivisione delle fasi e la veglia restano imprecise.

Lo yoga nidra tra protocolli tradizionali e verifiche strumentali
Lo yoga nidra combina rilassamento guidato e postura supina. I dati strumentali rivelano uno stato di veglia con onde lente locali, mentre le prove cliniche complessive mostrano una certezza molto bassa.

Posizioni per dormire e rilevazioni del comportamento notturno
Le indagini condotte con accelerometri e videocamere descrivono la reale distribuzione del tempo a letto tra fianco, schiena e addome, documentando la frequenza dei cambi di postura.

Quanto si può stare senza dormire e cosa dicono i dati
La ricerca e le cronache storiche mostrano casi di veglia estesa e la rapida comparsa di cali attentivi. I valori registrati descrivono singoli eventi e non limiti di sicurezza.



















