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Che cos'è il nerolidolo?

Still life with a Cibdol product introducing What Is Nerolidol?
Cibdol · Che cos'è il nerolidolo?

Definition

Il nerolidolo è un alcol sesquiterpenico che si trova nelle specie vegetali dal profumo floreale, comprese diverse erbe della tradizione popolare. L'industria lo impiega per l'odore, in cosmetica e nei detergenti, e nell'ordinamento alimentare statunitense rientra fra gli aromatizzanti considerati sicuri [1]. La letteratura sperimentale su questa molecola è preclinica, su modelli murini.

Sera, cucina accesa a metà. Sul piano di lavoro uno spray per le superfici, accanto al rubinetto una crema per le mani, sul tavolo un mazzo di fiori aperti da poco. Tre cose diverse, un composto in comune: il nerolidolo. Nessuna delle tre lo mette in evidenza, e quasi nessuno si ferma a cercarne il nome nella lista degli ingredienti.

Il profumo arriva prima del nome

Il nerolidolo è un alcol sesquiterpenico. Sta dentro una famiglia molto larga: i composti terpenici descritti in natura sono oltre 40.000, e quella cifra spiega bene come un nome poco familiare possa comparire in così tanti posti [1]. La sua presenza segue le specie vegetali dal profumo floreale, incluse erbe entrate nella tradizione popolare [1]. Il naso lo riconosce da sempre. Le lettere sull'etichetta, quasi mai.

Oltre quarantamila composti, una famiglia sola

Quarantamila voci non sono un elenco decorativo. I terpeni sono la parte chimica dell'odore vegetale, e la gran parte di quei nomi non arriva mai al pubblico: circolano nella letteratura e nei capitolati di chi formula profumi e aromi. Il nerolidolo è una riga di quell'elenco, con una particolarità nella distribuzione, perché segue i fiori. Dove il profumo floreale è marcato c'è buona probabilità di trovarlo, insieme ad altre decine di componenti volatili che nessuna confezione scompone una per una. Ecco perché la stessa molecola compare in contesti che sembrano non avere niente in comune.

Fra dieci e cento tonnellate ogni anno

Il consumo industriale si misura in tonnellate: fra 10 e 100 tonnellate metriche all'anno, distribuite tra cosmetica e prodotti per la pulizia [1]. La finalità dichiarata in quei settori è una sola, l'odore. Nient'altro. A rendere il composto interessante per chi mette a punto una formula c'è poi la stabilità, indicata come motore industriale nella rassegna di Chan del 2016 [1]. È un criterio di mestiere: una nota aromatica che regge nel tempo dentro un flacone vale più di una nota brillante che sfuma in due settimane, perché il prodotto finito deve arrivare uguale a se stesso alla fine della sua vita di scaffale.

Un aroma che si mangia senza leggerlo

In Europa l'esposizione a questo composto passa da due canali molto ordinari: viene annusato e viene assaggiato, mentre il nome sulla confezione resta, di fatto, non letto [1]. Vale per quasi tutta la frazione aromatica di ciò che compriamo, riconosciuta col naso e non con gli occhi. Chi cerca informazioni sui terpeni parte quasi sempre dalla canapa, però la carriera industriale del nerolidolo comincia altrove, fra profumeria, detergenza e aromi alimentari.

La classificazione alimentare statunitense

Nell'ordinamento alimentare degli Stati Uniti il nerolidolo rientra fra gli aromatizzanti considerati sicuri, e la funzione che gli attribuisce chi produce è quella di esaltatore di sapidità [1]. Due informazioni distinte, che conviene tenere separate. La prima è una classificazione d'uso: dice a che titolo la sostanza può stare in un alimento. La seconda descrive il motivo tecnologico per cui viene aggiunta a una ricetta. Nessuna delle due racconta qualcosa su ciò che accade dopo l'ingestione, e infatti la letteratura sperimentale sta su un binario del tutto diverso.

L'ipotesi messa per iscritto nel 2011

Nella rassegna di Russo del 2011 il nerolidolo compare come terpene candidato a un'interazione con alcuni cannabinoidi [2]. Candidato è la parola esatta, e non va spostata. Quel lavoro raccoglie e ordina ipotesi sulla chimica della pianta, indicando quali composti meritano attenzione sperimentale. Non misura persone, non quantifica un'interazione, non stabilisce una gerarchia fra terpeni. Il sistema endocannabinoide umano, in quella rassegna, resta il contesto teorico della discussione e non l'oggetto di una misura. Chi cerca numeri deve andare a leggere i singoli studi, uno per uno, con l'anno accanto.

Il quadro sperimentale resta preclinico

Il corpo di lavori disponibile su questa molecola è preclinico, e i modelli usati sono murini. Vale per gli studi sull'infiammazione, per quelli sulle masse indotte, per quelli sull'ulcera. È un vincolo che decide come si leggono tutte le percentuali riportate più avanti, e non è un dettaglio metodologico da sfumare: cambia la portata di ogni singola cifra.

Fonsêca, 2016: risposta nocicettiva e interleuchine

Nel modello murino descritto da Fonsêca e colleghi, quantità diverse di nerolidolo hanno ridotto la risposta nocicettiva, cioè la reazione misurabile a uno stimolo doloroso [3]. Nello stesso lavoro risulta ridotta la produzione di interleuchine, le molecole con cui le cellule immunitarie si scambiano segnali durante un processo infiammatorio [3]. Il meccanismo proposto dagli autori chiama in causa il sistema GABAergico, la rete che ruota attorno al GABA, acido gamma-amminobutirrico. Proposto: non una catena causale chiusa.

Baccharis dracunculifolia, 2007: due percentuali di inibizione

Il nerolidolo impiegato nello studio di Klopell non era di sintesi: era isolato dall'olio essenziale di Baccharis dracunculifolia, e il sistema sperimentale erano modelli murini di ulcera [7]. Risulta ridotta la formazione di lesioni da immobilizzazione, e inibite quelle indotte da etanolo e da indometacina, molecola della classe degli antinfiammatori non steroidei [7]. Sul modello con etanolo i valori registrati sono due: 52,63% di inibizione a 250 mg/kg e 87,63% a 500 mg/kg [7]. Due punti, non una curva completa.

Sette voci bibliografiche in colonna

Messe una sotto l'altra, le pubblicazioni citate in questa pagina mostrano una cosa che nel testo corrente si perde: quanto sono diverse fra loro. Ci sono due rassegne, una che ordina ipotesi sulla chimica della cannabis e una che raccoglie impieghi e attività descritte del composto. Poi quattro lavori sperimentali con impianti che non si sovrappongono, e infine un intervallo di anni che va dal 1991 al 2016. Anno e primo autore stanno nella prima colonna, così ogni percentuale resta attaccata al lavoro che l'ha prodotta. Letta in verticale, la tabella dice anche dove i dati non arrivano: sull'uomo non risultano test [5].

Anno e primo autoreImpiantoChe cosa risulta registratoRif.
1991, WattenbergModello murino con induzione chimica a carico dell'intestino crasso, alimentazione con nerolidoloIncidenza delle formazioni indotte in calo dall'82% al 33% [4][4]
2007, KlopellNerolidolo isolato dall'olio essenziale di Baccharis dracunculifolia, modelli murini di ulceraInibizione del 52,63% a 250 mg/kg e dell'87,63% a 500 mg/kg nel modello con etanolo, inibite le lesioni da indometacina, ridotta la formazione da immobilizzazione [7][7]
2011, RussoRassegna sui terpeni e sui cannabinoidi della piantaNerolidolo indicato come candidato a un'interazione con alcuni cannabinoidi [2][2]
2013, Nogueira NetoStudio preclinico murino, una sola regione cerebraleGli autori descrivono il composto come neuroprotettivo in quel modello [6][6]
2015, CostaOlio essenziale delle foglie di Zornia brasiliensis, ricco di nerolidolo, studio preclinicoRiduzione della crescita registrata fra 1,68% e 38,61%, test sull'uomo assenti [5][5]
2016, FonsêcaModello murino, quantità diverse a confrontoRidotta la risposta nocicettiva, ridotta la produzione di interleuchine, meccanismo proposto attorno al sistema GABAergico [3][3]
2016, ChanRassegna su impieghi industriali e attività descritteClassificazione alimentare statunitense fra gli aromatizzanti sicuri, volumi fra 10 e 100 tonnellate metriche all'anno, stabilità come motore industriale [1][1]

Dieci note per leggere queste percentuali

  1. Ogni risultato sperimentale citato qui arriva da lavori preclinici su modelli murini. Per i due studi sulle masse indotte, del 1991 e del 2015, i test sull'uomo risultano assenti [4][5].
  2. Diverse osservazioni poggiano su un singolo lavoro ciascuna. Dietro quelle percentuali non c'è una serie di replicazioni indipendenti, e questo pesa quanto le percentuali stesse.
  3. Il descrittore neuroprotettivo, nello studio di Nogueira Neto del 2013, appartiene agli autori e vale per quel modello: un impianto preclinico, una sola regione cerebrale [6].
  4. I numeri di Wattenberg del 1991 riguardano l'incidenza delle formazioni indotte chimicamente a carico dell'intestino crasso, dall'82% al 33%, in un impianto murino con alimentazione contenente nerolidolo [4].
  5. Nello studio di Costa del 2015 la riduzione della crescita è indicata come intervallo, fra 1,68% e 38,61%, e la sostanza saggiata era un olio essenziale ricco di nerolidolo, non nerolidolo isolato [5].
  6. La data del lavoro di Fonsêca compare come febbraio 2016 in banca dati e come 2015 in alcuni elenchi bibliografici. La spiegazione più semplice è una pubblicazione online anticipata rispetto alla stampa [3].
  7. Il meccanismo GABAergico, in quello stesso studio del 2016, è proposto dagli autori come spiegazione di ciò che hanno misurato, mentre la riduzione delle interleuchine è un dato registrato nel modello [3].
  8. L'indometacina citata da Klopell nel 2007 serve a indurre la lesione nel modello sperimentale, e appartiene alla classe degli antinfiammatori non steroidei [7].
  9. Nella rassegna di Russo del 2011 la parola messa per iscritto è candidato: l'interazione con alcuni cannabinoidi resta un'ipotesi di lavoro, senza misure allegate [2].
  10. Queste righe si leggono alla lettera, non come formula di rito. Un risultato preclinico resta un risultato preclinico, e sperimentazioni cliniche approfondite sull'uomo non compaiono nella letteratura elencata in questa pagina.

Che cosa si controlla su un flacone

  1. Cibdol pubblica le analisi della gamma di oli CBD e lavora a questi controlli dal 2014, per una ragione semplice: dichiarare è facile, i risultati si possono controllare.
  2. Il certificato di analisi del lotto è il documento su cui si legge il contenuto di cannabinoidi. Fra un olio CBD a spettro completo e delle capsule CBD, la riga confrontabile è sempre quella.
  3. La dicitura estrazione CO2 descrive un metodo di lavorazione dell'estratto. Non è un profilo aromatico e non anticipa quali composti volatili risultino presenti in un lotto specifico.
  4. Le pubblicazioni elencate qui non misurano il sistema endocannabinoide umano. Restano su modelli murini, più l'ipotesi del 2011 su un'interazione fra questo terpene e alcuni cannabinoidi [2].
  5. Nei documenti industriali il nerolidolo ha una funzione dichiarata, l'odore: cosmetica e prodotti per la pulizia, con volumi fra 10 e 100 tonnellate metriche all'anno [1].
  6. Nell'uso alimentare la classificazione statunitense lo colloca fra gli aromatizzanti considerati sicuri, con ruolo di esaltatore di sapidità per chi produce [1]. È una classificazione d'uso, e si ferma lì.
  7. Quando in una scheda come questa compare una percentuale, accanto ci sono l'anno e il primo autore del lavoro da cui arriva. Senza quei due elementi la cifra non è verificabile.
  8. In Europa questo nome viene annusato e assaggiato ogni giorno senza essere letto [1]. Fra la lista degli ingredienti e la letteratura scientifica il passaggio non è automatico: rispondono a domande diverse.

Domande frequenti

Perché il settore degli aromi tiene d'occhio il nerolidolo?
Per due elementi documentati nella rassegna di Chan del 2016. Il primo è la stabilità della molecola, indicata come motore dell'interesse industriale. Il secondo è la scala di impiego: fra 10 e 100 tonnellate metriche all'anno, distribuite tra cosmetica e prodotti per la pulizia. La finalità dichiarata in quei settori è una sola, l'odore [1].
Come viene classificato nell'uso alimentare negli Stati Uniti?
L'ordinamento alimentare statunitense lo colloca fra gli aromatizzanti considerati sicuri, e la funzione attribuita da chi produce è quella di esaltatore di sapidità [1]. Sono due informazioni separate: una dice a che titolo la sostanza può comparire in un alimento, l'altra descrive il motivo tecnologico per cui viene aggiunta a una ricetta.
Che cosa ha registrato il lavoro del 1991?
Nello studio di Wattenberg l'impianto era preclinico e murino, con induzione chimica a carico dell'intestino crasso e alimentazione contenente nerolidolo. Il dato riportato riguarda l'incidenza delle formazioni indotte, in calo dall'82% al 33% [4]. Sull'uomo, nella letteratura citata in questa pagina, test non risultano [5].
Da dove veniva il nerolidolo dello studio del 2007?
Era isolato dall'olio essenziale di Baccharis dracunculifolia, e il sistema sperimentale erano modelli murini di ulcera [7]. Nel lavoro di Klopell risulta ridotta la formazione di lesioni da immobilizzazione e inibite quelle indotte da etanolo e da indometacina. Sul modello con etanolo i valori sono 52,63% a 250 mg/kg e 87,63% a 500 mg/kg.
Perché lo studio di Fonsêca risulta datato 2015 in certi elenchi e 2016 in altri?
La data indicizzata in banca dati è febbraio 2016, mentre alcuni elenchi bibliografici riportano 2015 [3]. La spiegazione più semplice è una pubblicazione online anticipata rispetto alla versione stampata, cosa frequente in queste riviste. Il contenuto è lo stesso: modello murino, risposta nocicettiva e produzione di interleuchine ridotte, meccanismo proposto attorno al sistema GABAergico.

Informazioni su questo articolo

Luke Sholl scrive di cannabinoidi, CBD e dei benefici della natura in senso più ampio dal 2011. Il suo percorso comprende esperienza diretta nella coltivazione della cannabis lungo l'intero ciclo, dal seme al raccolto, i

Questo articolo wiki è stato redatto con l’assistenza dell’IA e revisionato da Luke Sholl, Autore specializzato in CBD e benessere. Supervisione editoriale di Joshua Askew.

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Avviso medico. Questi contenuti hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono un parere medico. Consulta un operatore sanitario qualificato prima di utilizzare qualsiasi sostanza.

Ultima revisione 26 agosto 2026

Bibliografia (7)

  1. [1]Chan, W.K. et al. (2016). Nerolidol: A Sesquiterpene Alcohol with Multi-Faceted Pharmacological and Biological Activities. Molecules. DOI: 10.3390/molecules21050529
  2. [2]Russo, E.B. (2011). Taming THC: potential cannabis synergy and phytocannabinoid-terpenoid entourage effects. British Journal of Pharmacology. DOI: 10.1111/j.1476-5381.2011.01238.x
  3. [3]Fonsêca, D.V. et al. (2016). Nerolidol exhibits antinociceptive and anti-inflammatory activity: involvement of the GABAergic system and proinflammatory cytokines. Fundamental & Clinical Pharmacology. DOI: 10.1111/fcp.12166
  4. [4]Wattenberg, L.W. (1991). Inhibition of azoxymethane-induced neoplasia of the large bowel by 3-hydroxy-3,7,11-trimethyl-1,6,10-dodecatriene (nerolidol). Carcinogenesis. DOI: 10.1093/carcin/12.1.151
  5. [5]Costa, E.V. et al. (2015). Antitumor Properties of the leaf essential oil of Zornia brasiliensis. Planta Medica. DOI: 10.1055/s-0035-1545842
  6. [6]Nogueira Neto, J.D. et al. (2013). Antioxidant effects of nerolidol in mice hippocampus after open field test. Neurochemical Research. DOI: 10.1007/s11064-013-1092-2
  7. [7]Klopell, F.C. et al. (2007). Nerolidol, an Antiulcer Constituent from the Essential Oil of Baccharis dracunculifolia DC (Asteraceae). Zeitschrift für Naturforschung C. DOI: 10.1515/znc-2007-7-812

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